Sab. Gen 28th, 2023

Gli USA sapevano che avrebbero pestato i piedi alla Cina mandando Pelosi a Taiwan.
Di per sé non stavano attaccando la Cina o commettendo una violazione, e proprio qua sta l’astuzia. La Cina ha commesso l’errore di voler fare la voce grossa anzitempo sperando di dissuadere gli Usa dal dare seguito a tale intenzione. È inutile dire che gli Usa non avrebbero mai potuto accettare una tale intimidazione per questione di equilibri di potere, ma anche stesso non lo avrebbero fatto visto che lo scopo era proprio creare l’incidente diplomatico.
Oggi la Cina non può non dare seguito alle sue minacce, perderebbe di credibilità, ma che può fare?
In questa situazione, in cui la Cina vuole rispondere con la forza ad una provocazione, si espone a diventare causa di un conflitto e quindi di essere isolata come in parte é avvenuto con la Russia. La cosa grave a questo punto è che basta poco perché nasca un conflitto locale tra Cina e Taiwan simile a quello in Ucraina. In pratica gli Usa, come sempre appiccano l’incendio e versano benzina aspettando la distruzione reciproca delle parti in campo per poi prendersi tutto.
La situazione economica degli Usa, resa ulteriormente drammatica dalla astuta risposta della Russia, li spinge a trovare altri sistemi per indebolire il fronte orientale che è diventato un colosso inarrestabile. Gli Usa rischiano il default economico per via della loro economia e finanza gonfiate all’inverosimile, per cui non hanno scelta, qualcosa la devono fare per evitare che salti tutto. Hanno provato con le armi batteriologiche ma Cina, India e Russia non si sono fatte fregare. La guerra totale è forse una strada ma sperano di evitarla facendo scontrare gli altri,
non ci sarebbe da meravigliarsi se facessero cadere nel tranello anche il Giappone.

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