Lun. Giu 24th, 2024

Si parla di innalzare la potenza delle onde elettromagnetiche ammissibili, in riferimento in particolare al 5G, da 6 fino a forse 61V/m. Se in termini di tensione si tratta di un fattore 10 di incremento, in termini di potenza il fattore di incremento supera 100. Anche se pare ci sia stato uno stop a tale provvedimento, ormai sappiamo che la danza della politica serve solo a confondere, convincere o fare abituare il popolo a decisioni già prese da chi comanda veramente.

NOTA IMPORTANTE: Per l’analisi che segue si farà riferimento ai valori previsti dalla legge che rappresentano in realtà il valore massimo di una media. La norma prevede infatti che la media dei valori misurati, per 6 minuti per le condizioni gravose ed addirittura 24 ore per le meno gravose, non deve superare la soglia stabilita. Questo però comporta, non solo che in alcune fasce orarie la media potrebbe superare di molto i valori previsti in quanto compensata da altre fasce orarie, ad esempio le ore notturne, ma significa anche che i valori di picco momentanei possono essere enormemente maggiori dei valori imposti come limite secondo questo metodo. Il cambiamento del calcolo della media passato da un periodo di riferimento di 6 ore ad un periodo di 24 ore, che pare essere una prerogativa solo italiana, è stato un modo per ingannare gli oppositori. La soglia di 15V/m sembra minore di 61V/m ma in realtà, avendo esteso il calcolo della la media alle 24 ore, sostanzialmente non lo è.

E’ estremamente grave ed incomprensibile che non vengano imposti limiti assoluti. Questa premessa va tenuta in debito conto, per le sue implicazioni gravemente peggiorative, nel valutare le considerazioni che seguono.

Ma andiamo nel dettaglio a capire di cosa stiamo parlando, come sempre con dati certi e ragionamenti logici senza pregiudizi o fanatismi.

Tutto nel creato si basa su interazioni elettriche, dagli atomi ai più complessi sistemi tecnologici moderni. L’attività elettrica è alla base del funzionamento di tutti i processi biologici, anche le reazioni a livello di DNA si basano su scambi di elettroni come d’altronde tutta la chimica. Va da se quindi che un bombardamento con onde elettromagnetiche non può non influire sulla biologia di tutte le forme di vita, anche di quella umana. Cosa possa accadere bombardando un organismo vivente con onde elettromagnetiche dipende ovviamente da tanti fattori, dipende infatti sia dalla natura della sollecitazione, dalla frequenza della radiazione, dalla intensità e dalla durata; sia dai processi chimici, biologici, elettrochimici, etc. interessati dalla sollecitazione.

Quello che potrebbe rendere ancora più pericoloso l’utilizzo di onde elettromagnetiche è il fatto che i danni da queste prodotti non sono facilmente individuabili e giustificabili, non è facile cioè associare causa ed effetto, non è un caso infatti che ci sia molta confusione in merito. Sicuramente questo ha favorito chi ha interesse a non far conoscere le reali conseguenze del bombardamento elettromagnetico.

La questione è che le onde elettromagnetiche hanno la caratteristica di alterare il funzionamento dei processi biologici, ma di per se la singola sollecitazione non ha un effetto evidente, è invece la continua alterazione dei processi che determina nel tempo alterazioni. Le alterazioni si possono esprimere sia in termini di modifiche di equilibri organici, creando quindi delle disfunzioni di vario genere, sia eventualmente in modificazioni nette della biologia come nel caso delle mutazioni genetiche.

Deve però destare particolare preoccupazione l’effetto che il bombardamento elettromagnetico può avere, o ha, sul funzionamento del cervello. Il cervello lavora con un continuo scambio di impulsi elettrici e anche se ancora non è del tutto chiaro come questo funzioni, è stato ipotizzato da decenni e confermato di recente, che l’attività cerebrale avvenga nell’ambito delle microonde:

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0079612320301655

L’azione delle microonde esterne sul funzionamento del cervello è quindi praticamente scontata, anche se non dovesse comportare mutamenti biologici, certamente comporterà alterazioni funzionali, questione approfondita in seguito. Anche in questo caso l’azione potrebbe essere subdola, non essere evidente ne contestuale all’esposizione, ma potrebbe nel tempo causare danni permanenti. Il cervello lavora con un sistema complesso di interazioni elettriche, l’eventuale variazione delle dinamiche di scambio di impulsi nelle sinapsi potrebbe creare riduzione di concentrazione, riduzione di attenzione, ma potrebbe anche causare cambiamenti più importanti come quelli riscontrati negli esperimenti sui topi tra poco discussi. In realtà questo tipo di alterazioni potrebbero essere già in atto in modo pesante nella popolazione, non è detto infatti che l’attuale livello di concentrazione, di eccitazione, di stress, attribuito magari genericamente alla vita “frenetica”, siano in realtà dovuto ad una disfunzione ormai cronicizzata del cervello umano soggetto continuamente a bombardamento da onde elettromagnetiche di vario tipo. Come dire, forse già stiamo vivendo una realtà modificata, magari annebbiata e distorta, a cui ci siamo abituati e che riteniamo fisiologica, dovuta alle abitudini di vita o all’età.

In un esperimento sui ratti si è rilevato un cambio comportamentale, oltre che biologico, già con potenze di bombardamento di livello molto inferiore a quelle che potrebbero essere autorizzate con le recenti previsioni legislative:

“Regarding the ultra-structure of the hippocampus,
symptoms including neuronal atrophy, mitochondrial swelling, crest reduction and a disordered arrangement were observed, the rough endoplasmic reticulum exhibited cystic expansion, the number of synaptic vesicles decreased, and the synaptic cleft was widened (2.45 GHz pulsed microwave field at an average power density of
1 mW/cm2 for 3 h/d for up to 30 days [45] and an average power density of 2.5, 5, or 10 mW/cm2 for 6 min/d for up to 1 month resulted in an average calculated SAR of 1.05, 2.1, and 4.2 W/kg, respectively [46]).”


“Per quanto riguarda l’ultra-struttura dell’ippocampo,
sintomi tra cui atrofia neuronale, mitocondriale
gonfiore, riduzione della cresta e disposizione disordinata sono stati osservati, il reticolo endoplasmatico rugoso esposto ad espansione cistica, il numero di vescicole sinaptiche diminuito, e la fessura sinaptica è stata allargata (test a 2,45 GHz campo a microonde pulsato a una densità di potenza media di.1 mW/cm2 per 3 ore/giorno fino a 30 giorni [45] e una mediandensità di potenza di 2,5, 5 o 10 mW/cm2 per 6 min/giorno
per un massimo di 1 mese ha prodotto un SAR medio calcolato rispettivamente di 1,05, 2,1 e 4,2 W/kg [46]).”

https://mmrjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40779-017-0139-0

Negli esperimenti in questione si parla infatti di 1mW/cm2 per molto tempo o 10mW/cm2 per poco tempo, le previsioni normative prevedono 10mW/cm2, una potenza quindi che sicuramente ha effetti sul cervello dei topi, ma va da se che lo possa avere anche su quello umano.

In definitiva con un tale bombardamento di onde elettromagnetiche gli effetti dannosi sul cervello sono praticamente CERTI.

Analizzando però la questione da un punto di vista pratico, considerando che i limiti imposti riguardano il segnale massimo e che il segnale stesso si riduce allontanandosi dalla sorgente, il rischio maggiore si ha in prossimità delle antenne della rete 5G, o quando si tiene il telefonino attaccato all’orecchio, ovvero vicino alla testa. In generale il telefonino potrebbe interagire con la biologia di tutti gli organi del corpo umano per cui andrebbe tenuto lontano. C’è da dire però che la maggiore potenza di emissione e di ricezione si ha quando sono in corso telefonate o quando di scambiano dati. Il rischio per la persona quindi aumenta certamente di molto quando si effettuano lunghe chiamate tenendo il dispositivo attaccato all’orecchio.

Il segnale che arriva al telefonino dalle celle della rete delle volte è così basso da essere più basso dello stesso rumore di fondo, tanto che vengono utilizzati dei complessi sistemi di ricostruzione basati su modulazioni e demodulazioni, tale segnale quindi è il meno preoccupante. Il segnale che viceversa dal telefonino deve raggiungere la cella della rete è massimo proprio in prossimità del dispositivo, ovvero proprio nel punto in cui si trova il vostro orecchio e parte del cervello. Il segnale che parte dal telefonino deve essere tale da arrivare, con una potenza sufficientemente alta, alla cella che si trova magari ad un paio di chilometri di distanza. va da se che tale segnale deve necessariamente essere elevato. Metà circa di tale emissione del telefonino finisce nel vostro cervello. Capite bene che se questo è già un rischio ora che le emissioni consentite sono ridotte, potete immagine quanto sarà devastante fare una telefonata quando il segnale sarà 10 volte più potente di quello usato nell’esperimento sui topi. Probabilmente i nuovi dispositivi, o forse anche quelli già in commercio a seguito di upgrade del firmware, potrebbero emettere una potenza 100 volte superiore a quella attuale, e vi friggeranno il cervello.

Il consiglio, che vale già ora ma sarà ancor più valido quando i politici eseguiranno l’ordine di aumentare le potenze, è quindi quello di non tenere il dispositivo attaccato all’orecchio. L’utilizzo di auricolari col filo riduce sicuramente di molto il danno anche se il filo stesso, facendo da antenna, potrebbe portare una quantità non prevedibile di microonde alle orecchie. Altra soluzione, che forse da anche qualche certezza in più, è quella dell’utilizzo dei dispositivi Bluetooth che abbiano l’ultimo tratto di collegamento degli altoparlanti su cavo.  I dispositivi Bluetooth, pur lavorando con onde elettromagnetiche essi stessi, utilizzano segnali molto bassi, molto al di sotto delle potenze discusse sopra, quindi comunque di per se sono meno dannosi del telefonino attaccato all’orecchio, se poi il dispositivo Bluetooth è anche a qualche centimetro di distanza dall’orecchio il rischio diventa trascurabile.

Per chi invece vive vicino alle antenne della rete, perché magari i dirimpettai ignavi ed egoisti (o vermi come qualcuno potrebbe dire), hanno accettato di ospitare le criminali antenne sul loro tetto per soldi, per questi i suggerimenti sono due. Uno è quello di schermare le pareti della casa ed utilizzare della tende schermanti (quelle con filo metallico). Secondo, previa misurazione della potenza irradiata nella propria casa o condominio, intentare una causa sia che vengano superati i limiti di legge, magari maggiorati, sia se tali limiti non sono superati. Nessuno è in grado di dimostrare che l’esposizione alle microonde non fa male, anzi ci sono determinazioni scientifiche certe sul fatto che facciano male, forse non esiste una quantificazione precisa, ma che facciano male non c’è dubbio (alcune pubblicazioni le trovate linkate in questo documento).

Ricordo che di recente è stato aggiunto in costituzione che l’attività economica non può svolgersi in modo da recare danno alla salute, va da se che se le antenne fanno male vanno smontate.

In conclusione è opportuno aggiungere delle considerazioni. Riportiamo un estratto di un articolo:

“In June 1970 a government think tank, Rand Corporation published a report by R.J. MacGregor,
entitled “A Brief Survey of Literature Relating to Influence of Low Intensity Microwaves on
Nervous Functions.” After noting that the U.S. microwave guideline in effect in 1970 for the public,
10,000 microwatts/cm2 (now the industrial and military “guideline”) is proscribed from
consideration of the rate that thermal effects are dissipated, the author, a specialist in modeling
neural networks states that scientific studies have consistently shown that humans exhibit
behavioral disturbances when subjected to non-thermal levels of microwaves well below this level.
The symptoms that MacGregor lists for those humans exposed more or less regularly at work or in
the living environment are insomnia, irritability, loss of memory, fatigue, headache, tremor,
hallucination, autonomic disorders, and disturbed sensory functioning. He reports that swelling and
distention of nerve cells have been produced at intensities as low as 1,000 microwatts/cm2 (the
current U.S. guideline for the public).


“Nel giugno 1970 un think tank governativo, la Rand Corporation, pubblicò un rapporto di R.J. MacGregor,
intitolato “A Brief Survey of Literature Relating to Influence of Low Intensity Microwaves on
Funzioni nervose.” Dopo aver osservato che le linee guida statunitensi sulle microonde in vigore nel 1970 per il pubblico, 10.000 microwatt/cm2 (ora la “linea guida” industriale e militare) sono prescritte
considerazione della velocità con cui gli effetti termici vengono dissipati, l’autore, specialista in modellazione di reti neurali afferma che gli studi scientifici hanno costantemente dimostrato che gli esseri umani esibiscono disturbi comportamentali quando sottoposti a livelli non termici di microonde ben al di sotto di questo livello.
I sintomi che MacGregor elenca per quegli umani esposti più o meno regolarmente al lavoro o in
l’ambiente di vita sono insonnia, irritabilità, perdita di memoria, affaticamento, mal di testa, tremore,
allucinazioni, disturbi autonomici e funzionamento sensoriale disturbato. Riferisce che gonfiore e
distensione delle cellule nervose sono state prodotte a intensità fino a 1.000 microwatt/cm2 (la
attuali linee guida statunitensi per il pubblico).”

https://ia601209.us.archive.org/10/items/pdf_annakeeler_remotemindcontroltechnology/Anna%20Keeler%20-%20Remote%20Mind%20Control%20Technology.pdf

Già nel 1970, R.J.MacGregor sosteneva che dei disturbi si erano rilevati non solo a 10mW/cm2, ma già molto sotto a 1mW/cm2 ovvero la potenza consentita già senza la nuova riforma, si tratta di insonnia, irritabilità, perdita di memoria, affaticamento, mal di testa, tremore, allucinazioni, disturbi autonomici e funzionamento sensoriale disturbato.

Altro spunto di riflessione. Vari enti nel mondo tra cui il DARPA americano, studiano da anni sistemi per utilizzare le microonde come arma, sia creando danni biologici, sia agendo sulle facoltà cognitive. Il particolare ci sono studi che hanno lo scopo di controllare la mente con le microonde, la potenza che sarebbe lecito utilizzare dopo la riforma sarebbe sufficiente per tale scopo. Con l’utilizzo delle microonde è già certo che si può cambiare il comportamento delle persone, cambiandone l’umore, rendendo le persone più remissive o viceversa irritabili. Si riesce anche a fare percepire dei suoni, o delle voci (questo anche con le sole radio frequenze), agendo direttamente a livello neuronale, anche in assenza di apparato uditivo umano.

Dato che, come ipotizzato già molti anni fa e come dimostrato in tempi più recenti, il cervello umano lavora nell’ambito delle microonde, tanto che è possibile leggere tale attività

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0079612320301655

non si può escludere che scoperte più recenti possano implementare un controllo attivo sul cervello modificando le comunicazioni inter-neurali e agendo sulla persona come se fesse telecomandata, ma certo forse questa è ancora fantascienza.

Di seguito un altro articolo come esempio di studi fatti per controllare la mente umana con le microonde:

https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3287484

In questo articolo invece vengono mostrate in dettaglio tutte le interazioni tra le onde elettromagnetiche e l’essere umano, se ne riportano di seguito degli estratti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9409438/

Rappresentazione di sorgenti di radiazioni commerciali e domestiche quotidiane con corrispondenti intervalli di frequenza operativa.

Una rappresentazione generalizzata delle interazioni tra EMR e sistemi biologici, con effetti comuni. L’EMR ha un impatto sugli ioni molecolari e sugli elettroni, così come sui livelli di ROS, proteine e DNA/RNA. Inoltre, l’EMR ha effetti citotossici sulle cellule causando degenerazione, apoptosi e necrosi. L’EMR ha un forte impatto sul sistema nervoso centrale, sul sistema riproduttivo, sul sistema cardiovascolare e sul sistema ematologico. Inoltre, l’esposizione costante e a lungo termine di EMR a un sistema biologico aumenta la temperatura dei tessuti, che è un effetto frequente di diversi stimoli.

Interazioni di RF-EMR con sistemi biologici e possibili meccanismi per indurre vari effetti. L’EMR può passare attraverso la membrana utilizzando un canale della membrana cellulare e i segnali che penetrano nella cellula producono ROS. I ROS endogeni possono attivare le vie mitocondriali nell’apoptosi attraverso la caspasi-3. Inoltre, i ROS endogeni causati dalla depolarizzazione mitocondriale attivano NF-kB, che provoca infiammazione. Il recettore è uno dei percorsi EMR che attiva il percorso MAPK e quindi attiva i geni bersaglio come NF-kB e AP-1 per attivare la morte cellulare o l’infiammazione.

Effetti delle microonde ad alta potenza (HPM) sulle cellule tumorali della pelle. Dopo l’esposizione di HPM a 3,5 GHz, la morte cellulare non è stata indotta nei fibroblasti cutanei o nelle cellule di melanoma. L’HPM stimola la vitalità cellulare e la proliferazione solo nelle cellule di melanoma attraverso l’espressione di geni correlati alla sintesi e alla proliferazione dell’ATP. Ristampato con il permesso di [45]. Copyright 2020, Elsevier.

Panoramica dei meccanismi disponibili che mostrano gli effetti dell’esposizione EMR sui parametri genotossici. I meccanismi indicano che la lesione/mutazione ossidativa indotta da EMR aumenta le possibilità di danno al DNA e lo sviluppo dei micronuclei mentre rafforza la progressione del cancro

Rappresentazione degli effetti delle radiazioni a microonde sul cervello. La radiazione a microonde induce danni alle proteine nei neuroni, modifica l’attività mitocondriale influenzando la formazione dei livelli di ROS e ATP e provoca rotture nel DNA a tensione singola e doppia, che porta a disfunzioni cerebrali e declino della memoria spaziale.

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