Sab. Feb 24th, 2024

Lo scopo di questo articolo è fare chiarezza su una questione che ricorre spesso sui social network, quella di HAARP e del suo utilizzo per modificare il clima, in particolare vengono attribuite ad HAARP le formazioni nuvolose che hanno le sembianze di un moto ondoso. In questo articolo si spiegherà come da un punto di vista teorico sia possibile spostare le nuvole con onde elettromagnetiche. Sia chiaro che si intende dare informazioni tecniche e fisiche di come teoricamente sarebbe possibile, cosa serve, quali sono le difficoltà ed i limiti, in modo che ciascuno tragga le sue conclusioni, non si ha la pretesa di dire se è quando ciò avvenga. Tra l’altro la stessa tipologia di nuvole si può formare anche naturalmente ed ammesso che siano in grado di crearle artificialmente e lo abbiano fatto a scopo sperimentale, non si può certo sapere se e quando usano queste tecnologie. Nella parte finale si esprimerà qualche considerazione in più su questa questione specifica e su HAARP in genere.

Per una trattazione completa sarà necessario fare una descrizione di HAARP e del principio di funzionamento di tale sistema, si descriveranno le onde stazionarie e sarà descritta brevemente l’elettrostatica delle nuvole, per fare in fine una ricostruzione logica di come questi tre elementi permettano concettualmente di spostare le nuvole.

Cenni su H.A.A.R.P.

Per sapere cosa sia H.A.A.R.P. è sufficiente fare una ricerca su internet, chiaramente non si troveranno tutte le informazioni, certamente molti dettagli tecnici, applicazioni e studi, sono tenuti nascosti. Per non appesantire la trattazione ci limiteremo a descrivere l’aspetto che ci interessa in questo momento cioè la logica di funzionamento del sistema. Una considerazione preliminare va però fatta relativamente al fatto che molti ritengono che questo sistema sia stato realizzato in molte altre località del mondo oltre che nel sito della prima installazione in Alaska. In realtà, le altre installazioni che vengono impropriamente chiamate H.A.A.R.P. sono solo dei sistemi che utilizzano la stessa soluzione tecnica, magari realizzati da stati diversi e per scopi diversi. Questa tecnologia ha molte applicazioni, molte potenzialità ed è quasi ovvio che chiunque lo possa fare, chiunque ne abbia le capacità e la possibilità, realizza un sistema di questi per fare tutti gli studi, le prove e le applicazioni possibili.

Il principio di funzionamento di questi sistemi è estremamente semplice, è un concetto noto da molto tempo ed utilizzato in tutto il mondo da decenni in ambito audio. Il principio di base è quello dell’array di emissioni, le onde, anziché essere emesse da una sola antenna, vengono emesse da una riga o una matrice di antenne affiancate.

Sistema H.A.A.R.P. (High Frequency Active Auroral Research Program), Alaska, U.S.

In ambito audio le applicazioni più diffuse consistono in linee singole di altoparlanti, il principio di funzionamento viene sfruttato in tal caso solo in una direzione, sulla verticale. Con una matrice, cioè un array bidimensionale, come nel caso di HAARP, si agisce su entrambe le direzioni.

Per avere un’idea di applicazioni comuni si fa notare che gli array di altoparlanti sono molto diffusi, si possono trovare infatti in varie applicazioni, dalle chiese ai concerti. I sistemi array moderni, a partire dall’invenzione del DSP (digital signal processing), permettono anche di modificare l’emissione sonora agendo con sistemi elettronici, ovvero di modellare il fascio e di regolarne l’angolo di emissione (beam shaping), si possono vedere alcune applicazioni ad esempio in questo sito: www.audeia.com.

Vediamo quindi di cosa si tratta, ci concentriamo per brevità sul caso di HAARP. Emettendo la stessa onda elettromagnetica da più sorgenti allineate, l’emissione risulta unidirezionale, in pratica l’emissione, anziché andare in tutte le direzioni, si stringe lungo la direzione perpendicolare alla matrice di emettitori. L’apertura del fascio di emissione è tanto più stretta, e quindi in fascio è più concentrato, quanto più larga è la dimensione dell’array di antenne che lo emettono.

Immagine da: https://en.wikipedia.org/wiki/Phased_array, schematizzazione della propagazione in caso di emissione da un array di sorgenti. Nel caso in figura, introducendo dei ritardi di emissione progressivi, il fascio di emissione è stato inclinato.

Va da se che nel caso di installazioni tipo HAARP il fascio di emissione andrà tendenzialmente verso l’alto ma la sua direzione può essere variata modificando appositamente l’emissione di ciascuna antenna. Questo fascio poi, in seguito alla riflessione della ionosfera, può raggiungere località lontane. Geometricamente ci sono dei limiti sull’area che può essere raggiunta dal fascio, ma non si hanno, ovviamente, dettagli sui livelli di sviluppo tecnologico a cui sono arrivati.

Per avere un’idea delle potenzialità di un tale sistema di antenne immaginate di avere a disposizione quasi 1 Megawatt di energia elettromagnetica (secondo le informazioni disponibili) concentrati in un raggio molto stretto e di poterlo puntare su bersagli lontani. In definitiva si ha la possibilità di avere un specie di raggio laser elettromagnetico molto potente e con copertura molto ampia, magari globale o quasi, che può essere utilizzato per trasmissioni, per misurazioni, viene usato per esperimenti sull’atmosfera, per esperimenti sul meteo, ecc. Le possibili applicazioni sono innumerevoli e può certamente essere usato come arma.

Descrizione delle onde stazionarie

Le onde stazionarie, sono una tipologia di onde che si crea in condizioni specifiche. Il concetto di onda stazionaria e ben noto e definito, e riguarda tutti i tipi di onde. Per capire l’onda stazionaria bisogna fare qualche cenno su cos’è un genericamente un’onda. Quando si parla di propagazione di onda ci si riferisce sostanzialmente allo spostamento di energia in un mezzo tramite una continua e mutua trasformazione di un contributo energetico in due forme diverse. Nel caso del suono e dell’acqua, ad esempio, la propagazione ondosa vede lo scambio di energia cinetica e potenziale, nel caso di onde elettromagnetiche lo scambio è tra energia elettrica ed energia magnetica.

Immagine tratta da: https://en.wikipedia.org/wiki/Electromagnetic_radiation, l’immagine rappresenta schematicamente la propagazione dell’onda elettromagnetica. (Per semplicità utilizziamo il modello noto nella letteratura scientifica ma si tratta di un modello concettualmente sbagliato, nel prossimo articolo sarà spiegato perchè di questa precisazione)

La forma più semplice di onda, quella che viene spesso utilizzata per descrivere i fenomeni ondosi, è la sinusoide, questa rappresenta un onda mono-frequenziale. L’onda sinusoidale è quella che ci interessa in questa trattazione ma in generale, nei fenomeni ondosi, possono coesistere infinite frequenze diverse.

La sinusoide che descrive l’onda rappresenta lo stato istantaneo dell’energia in una delle due forme, nel caso specifico elettrica o magnetica.

Spieghiamo ora cosa sono e come si formano le onde stazionarie. Normalmente dobbiamo immaginare che l’onda, mantenendo la forma di sinusoide, si sposta nello spazio muovendosi nella direzione di propagazione, esattamente come le creste delle onde del mare che avanzano verso riva. Nel caso di onde non stazionarie quindi il fronte dell’onda si sposta nella direzione di propagazione.

Nel caso dell’onda stazionaria è come se l’onda si fermasse, come se la sinusoide restasse quindi ferma oscillando su se stessa. In pratica alcune regioni hanno sempre il campo che oscilla tra il picco positivo ed il picco negativo, mentre nelle regioni contigue il campo è praticamente nullo.

Immagine tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Onda_stazionaria, descrittiva di come si forma l’onda stazionaria.

Le onde stazionarie, come descritto nell’immagine, si ottengono dalla propagazione di onde identiche che si muovono in direzione opposta. Questa configurazione si può ottenere sia con due sorgenti distinte e poste in luoghi diversi, sia sfruttando la riflessione della stessa onda. Il contributo opposto delle due onde in ogni punto determinerà il regime stazionario dell’onda finale.

L’immagine mostra le onde blu e rossa in moto opposto e l’onda stazionaria in nero. I punti rossi sono privi di campo ed è qui che le nuvole verrebbero intrappolate quando di crea la tipica formazione nuvolosa di cui stiamo parlando (lo vedremo a breve).

Volendo fare una analogia con le onde del mare, in caso di onde non stazionarie un corpo viene sollevato ed abbassato ma restate libero di muovervi. Se si creasse un’onda stazionari nel mare, in alcuni punti il mare oscillerebbe su e giù, in altri resterebbe pressoché fermo.

Nell’ambito delle onde sonore, le onde stazionarie sono utilizzate spesso in applicazioni di vario tipo, dalla medicina alla ricerca, per lo spostamento preciso di oggetti molto piccoli e delicati. Nell’immagine che segue si vede un robot che trasporta un piccolo e delicato componete elettronico.

Una nota sulle onde ELF. La frequenza delle onde determina la distanza tra i picchi dell’onda. Le onde ELF, spesso ritenute responsabili delle attività oggetto di questo articolo, hanno frequenze troppo basse per poter creare un’ondosità visibile. La lunghezza d’onda di tali emissioni, che può essere anche di svariati chilometri, sembrerebbe troppo grande per poterle considerare candidate per questo tipo di attività. Anche se no si può escludere che ciò avvenga, certamente però, le formazioni nuvolose che assumono le sembianze di onde, non possono essere state create con questo tipo di emissioni.

Cenni sull’elettrostatica delle nuvole

Per capire le caratteristiche elettrostatiche delle nuvole bisogna sapere che nell’atmosfera c’è un campo elettrico verticale nell’ordine dei 130V/m (Volt per metro) . Questo campo elettrico, molto intenso, va dalla ionosfera alla crosta terrestre. Quando nelle nuvole si creano delle ionizzazioni, in genere attribuite ad esempio ai raggi cosmici, a radiazioni terrestri o anche alla sola cinetica determinata dai venti, il campo elettrico terrestre fa migrare le cariche determinando una polarizzazione delle nuvole. Non si approfondisce oltre questo aspetto perché esula dalla trattazione, in definitiva però le nuvole saranno cariche elettrostaticamente con polarità opposta tra la parte alta e la parte bassa.

Immagine da: https://www.isac.cnr.it/sites/default/files/thesis/Barbano_2013.pdf

Spostare le nuvole con le onde stazionarie

A questo punto mettiamo assieme i tre elementi poc’anzi descritti. Immaginiamo di creare, con sistemi tipo HAARP, delle onde alla stessa frequenza che si propagano in direzione opposta. Con sistemi direzionali come HAARP riusciremo a creare delle zone di onde stazionarie ben definite ed intense. In realtà si può fare anche con sistemi a focalizzazione parabolica o semplici antenne ma avremmo una resa molto ridotta.

Le nuvole che si troveranno interessate dalle onde stazionarie, essendo cariche elettricamente, tenderanno ad essere attratte e respinte dai punti di massimo campo elettrico, mentre saranno a riposo nelle zone dove il campo elettrico è al minimo (si trascura per semplicità l’analisi del campo magnetico ma il concetto è similare). Dovendo sintetizzare possiamo solo dire che questo farà si che la nuvola venga per certi versi intrappolata dall’onda stazionaria, tendendo a restare, per ovvi motivi energetici, nelle aree dell’onda stazionaria dove i campi sono minimi.

Immagine tratta dal video:https://www.youtube.com/watch?v=LpaKmiFcLtg

VIDEO CON TRADUZIONE: https://rumble.com/v40uf41-december-12-2023.html

A questo punto, variando l’emissione, ovvero facendo in modo che l’onda stazionaria si sposti, cosa possibile modificando opportunamente le due onde che la compongono, possiamo spostare le nuvole a piacimento.

Chiaramente, l’effetto di movimentazione delle nuvole potrebbe essere in atto anche senza che sia visibile la conformazione delle nuvole descritte sopra. La conformazione ondosa è visibile nelle nuvole quando la nuvola è poco spessa o è rarefatta. In pratica, però, l’onda stazionaria in movimento continuo in una direzione, avrà comunque l’effetto di muovere la nuvola anche se questa è meno rarefatta e non se ne percepisce la conformazione ondosa. In pratica è come se la nuvola è troppo voluminosa per poter essere divisa, ma internamente l’azione motrice dell’onda stazionaria c’è comunque.

Considerazioni finali

Quanto descritto sopra, per quanto concettualmente e tecnicamente fattibile, pone molte difficoltà pratiche. Mentre può essere relativamente semplice creare una situazione di quelle ipotizzate poc’anzi a titolo di studio in una zona ben determinata, è molto complesso creare una infrastruttura distribuita nel mondo in grado di permettere un movimento di nuvole più o meno a piacimento. In teoria servirebbero innumerevoli sistemi tipo HAARP o altri sistemi di antenna adeguati, in modo da poter creare le onde stazionarie in più direzioni ed in più aree secondo necessità, inoltre questa cosa la dovrebbero realizzare molti stati in collaborazione. Se fosse vero che molti o tutti gli stati del mondo collaborano per tale attività, diventa difficile credere che questi stati utilizzino in sistema contro se stessi. Personalmente non escludo che ci possano essere accordi segreti, mossi da interessi esterni agli stati (entità economiche in grado di fare investimenti miliardari per business colossali), tali da mettere in essere attività simili, ma sicuramente non è una cosa semplice. Per quanto però sembra inverosimile una tale circostanza, non si può non notare che questo tipo di onde sono sempre più frequenti. A supporto delle teorie secondo le quali l’attività descritta sopra sia messa in atto creando temporari per scopi economici e/o geopolitici si è inconsapevolmente schierata anche l’ANSA.

Riposto un’immagine apparsa sull’Ansa il 31 maggio 2023 in cui, a seguito di nubifragi in Sardegna, si vedono quelli che sembrerebbero dei residui di nuvole ondose che li fanno apparire come la “pistola fumante”, ovvero quel temporale sarebbe stato causato o favorito da attività elettromagnetiche del tipo descritto in questo documento e tali attività avrebbero lasciato il residuo visibile nell’immagine. Purtroppo si rischia di risultare mitomani ma la storia recente ci ha insegnato che la realtà spesso supera la fantasia. Ciascuno si faccia la sua idea.

In conclusione è opportuno aggiungere che sistemi come HAARP o altre forme di emissioni di onde elettromagnetiche, possono alterare il meteo, e nel tempo il clima, anche sulla base di altri fenomeni fisici; probabilmente il clima viene alterato anche inconsapevolmente. Come spiegato in vari articoli di questo blog, non solo le onde elettromagnetiche, i Radar in particolare, potrebbero ostacolare la formazione delle nuvole, con gravi conseguenze per il clima, ma potrebbero anche favorire le piogge creando gli ormai frequenti nubifragi, soprannominati, data la loro intensità, “bombe d’acqua”. Concettualmente un nubifragio potrebbe essere favorito da un bombardamento elettromagnetico opportuno. A seguire riporto degli articoli che descrivono meglio le ultime considerazioni.

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